Primo Maggio, sindacati in piazza: “Lavoro dignitoso anche in Polesine”
Cgil, Cisl e Uil: precarietà, salari bassi e fuga dei giovani le sfide del territorio.
Il lavoro dignitoso al centro della mobilitazione del Primo Maggio, che quest’anno vedrà la manifestazione nazionale svolgersi per la prima volta in Veneto, a Marghera. Un appuntamento che coinvolge anche il Polesine, dove i temi del lavoro assumono contorni particolarmente rilevanti.
A presentare le iniziative sono stati i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil – Pieralberto Colombo, Samuel Scavazzin e Gino Gregnanin – che hanno tracciato un quadro complesso della situazione occupazionale nel territorio.
“Stiamo vivendo un momento difficile – spiegano –. Anche se aumentano le stabilizzazioni, spesso non garantiscono la sicurezza necessaria per costruire un futuro. A questo si aggiungono i contratti pirata, che alimentano precarietà e sfruttamento”.
Nel mirino anche le trasformazioni legate all’innovazione tecnologica. “L’intelligenza artificiale non va demonizzata – sottolineano – ma oggi sta già sostituendo posti di lavoro, non solo nelle fasce più deboli, ma anche tra profili qualificati come gli ingegneri informatici”.
Il tema scelto per il Primo Maggio, “lavoro dignitoso”, richiama quindi una serie di criticità: precarietà, bassi salari, part-time involontari e sicurezza nei luoghi di lavoro. “Serve piena attuazione dell’articolo 36 della Costituzione – evidenziano i sindacati – perché ci sono lavoratori che percepiscono stipendi insufficienti per vivere”.
Particolare attenzione è rivolta anche al sistema degli appalti e al fenomeno del dumping contrattuale, che rischia di creare lavoratori “fantasma”, privi di tutele adeguate.
Il quadro è ancora più delicato in Polesine, provincia con uno dei redditi pro capite più bassi del Veneto e d’Italia. “Precariato e spopolamento sono strettamente collegati – sottolineano –. I giovani se ne vanno perché non trovano lavoro stabile e ben retribuito”.
Accanto alla mobilitazione, prosegue anche la raccolta fondi a sostegno delle famiglie delle vittime sul lavoro nel 2025, tema che i sindacati collegano direttamente alla qualità e alla sicurezza dell’occupazione.
Il messaggio è chiaro: senza lavoro dignitoso, non c’è sviluppo. E senza sviluppo, il territorio rischia di svuotarsi sempre di più.
