Travolto dai detriti, muore in cantiere. Possibile malore: aperta un’indagine.

A Ponte San Nicolò resta il rumore sordo della terra che cede, e un cantiere che si trasforma in luogo di morte. Nicola Pagan, 58 anni, dipendente della ditta Romanato Scavi, è stato travolto ieri mattina da un cumulo di detriti mentre lavorava in uno scavo per il gas.
La morte dell’operaio rilancia una volta ancora il tema della sicurezza. Dure le reazioni dei sindacati. «Un morto al giorno, non se ne può più», afferma il segretario generale di Uil Veneto Roberto Toigo. «La sequenza di infortuni mortali sembra senza fine: Rovigo pochi giorni fa, Vicenza ieri, Padova oggi. C’è qualcosa di sbagliato nel nostro mondo produttivo, c’è una sottovalutazione dei rischi che non è più tollerabile».
E quindi il delegato della Uil Veneto lancia un potente appello: «Crediamo che la nuova giunta e il nuovo consiglio regionale dovranno subito affrontare il tema della sicurezza del lavoro. Istituzioni, parti datoriali e sociali devono capire che questa ormai è un’emergenza».
Dalla Cisl Padova e Rovigo, il segretario generale Samuel Scavazzin richiama un cambio di paradigma. «Il nostro impegno per raggiungere l’obiettivo zero morti sul lavoro è oggi più forte che mai. Esprimiamo innanzitutto la nostra vicinanza alla famiglia di Nicola Pagan».
Poi Scavazzin aggiunge: «Su tutto si può derogare, ma non sulla sicurezza. Perché non c’è sicurezza se non c’è prevenzione e non c’è prevenzione senza un’adeguata formazione dei lavoratori in tutta la filiera dei subappalti e dei datori di lavoro. Le leggi ci sono e vanno fatte rispettare», ha affermato. Sottolineando lui stesso come sia di primaria importanza ribadire ad ogni occasione «la necessità di un cambio culturale profondo, che porti la sicurezza e la prevenzione al centro dell’attenzione politica e delle relazioni industriali».
Critica anche la posizione della Cgil. Il segretario Marco Galtarossa, delegato alla sicurezza sul lavoro, chiede un intervento immediato. «Chiediamo con forza», afferma, «alla politica e alle istituzioni di smetterla di voltarsi dall’altra parte. Non possiamo più accettare che la sicurezza sia considerata un costo e non un investimento vitale».
E, infine, annuncia la mobilitazione di massa che promette di bloccare il Paese: «È anche per fermare questa strage – conclude il segretario Galtarossa – che il 12 dicembre faremo lo sciopero generale e scenderemo in piazza». —