Esplosione della cassa integrazione straordinaria, Cgil, Cisl e Uil “Agire subito per evitare il declino”
Colombo, Scavazzin e Gregnanin: “Il documento per lo sviluppo del Polesine è una base di partenza”
ROVIGO – “Purtroppo non è un dato inatteso, ma non per questo è meno preoccupante: bisogna fare qualcosa per invertire questo avvitamento del Polesine e bisogna farlo in fretta. Il documento che come organizzazioni sindacali abbiamo sottoscritto insieme alle associazioni di categoria del mondo datoriale va proprio in questa direzione”.
E’ questo il primo commento che arriva dai segretari di Rovigo di Cgil, Cisl e Uil, Pieralberto Colombo, Samuel Scavazzin e Gino Gregnanin ai dati, appena diffusi dall’Inps sulla cassa integrazione nel 2025, che in Polesine è aumentata del 16,25%, rispetto al 10% nazionale ed al 3,7% regionale. Una crescita, dovuta unicamente all’esplosione della cassa integrazione straordinaria, aumentata del 637,6%.
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Scavazzin evidenzia come “questi numeri sono la conferma del fatto che il tessuto economico-produttivo polesano ha dei problemi: o si inizia a fare degli investimenti strutturali anche a diversificare le produzioni, trovando nuove filiere, o non si va lontani. Il tessuto polesano è fatto di tante aziende piccole, per quello c’è un grande ricorso alla cassa straordinaria. Le piccole realtà artigiane e commerciali sono purtroppo più vulnerabili rispetto ad imprese più strutturate e grande distribuzione organizzata.
Il punto è capire che economia vogliamo avere. L’economia del Polesine probabilmente deve cambiare, proprio perché le condizioni generali rendono difficile proseguire su questa strada. Poi magari fra dieci anni magari si ritorna al ‘piccolo è bello’, ma allo stato attuale non regge. E lo dico con rammarico, perché sono un grande sostenitore degli esercizi di vicinato, anche per la loro funzione sociale. Ma quello che è mancato, in questi anni, è stato forse capire che serviva anche un accompagnamento di settori meno tradizionali, ma che ora potevano risultare trainanti.
Penso al chimico-sanitario, che qui ha avuto un buon impulso ma che poteva avere più linfa. Sono numeri che vanno insieme al declino demografico e che pongono domande urgenti sul futuro economico e sociale del Polesine. Perché non va sottovalutato l’allarme lanciato dalla Cna: non solo iniziano a mancare i lavoratori, ma stanno iniziando a scarseggiare anche i datori di lavoro, con un avvitamento che inevitabilmente si ripercuote prima sulle piccole realtà”.
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Le soluzioni? Purtroppo nessuno ha la “bacchetta magica ”. Colombo, Scavazzin e Gregnanin, indicano ancora il documento congiunto di sindacati e associazioni di categoria per lo sviluppo del Polesine, siglato lo scorso dicembre, nel quale il primo punto è proprio lavorare per “l’insediamento di realtà imprenditoriali, nei vari ambiti, che sviluppino attività ad alto valore aggiunto e sostenibili sul piano ambientale in grado di creare occupazione stabile e qualificata che contribuisca a radicare nel nostro territorio lavoratrici e lavoratori”.
In questo senso, la Zls poteva essere un ausilio, ma per il momento non sembra aver dato i frutti sperati: “La Zls – nota Scavazzin – può essere un incentivo ma bisogna arrivare al dunque: ora servono i fatti e che arrivino le aziende. Sennò parliamo di aria fritta e di illusioni. Mi auguro che la politica chiami a raccolta tutti anche per confrontarsi sul documento congiunto per lo sviluppo, che è una base concreta di lavoro”.
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