Economia padovana, le imprese soffrono: calano le assunzioni

Il report di Veneto Lavoro evidenzia uno scenario negativo rispetto ad un anno fa: si registrano tremila nuovi contratti in meno, penalizzate soprattutto le donne.

PADOVA – Lo dicono gli imprenditori e lo confermano i numeri. Per molte imprese padovane il 2025 è stato un anno di rallentamento e difficoltà. La situazione è già apparsa evidente nei mesi scorsi quando l’Inps ha certificato l’esplosione in diversi settori della cassa integrazione. Uno scenario preoccupante confermato anche dal report di Veneto Lavoro, braccio operativo della Regione sui temi dell’occupazione. Dall’ultimo bilancio emerge che la ricerca di forza lavoro da parte delle imprese è in generale diminuzione e le province con l’andamento più negativo sono Padova e Rovigo.
L’ente regionale analizza nel suo report le posizioni di lavoro dipendente nel settore privato. Nell’intero 2023 le assunzioni in provincia di Padova erano state 90.807 e nel 2024 erano addirittura salite a 90.936. Nel 2025, però, sono scese a 87.677. Oltre tremila in meno.
Se consideriamo il saldo dei posti di lavoro, ovvero il rapporto tra nuovi contratti e contratti cessati, troviamo un evidente calo: nel 2023 eravamo a +7.943 ma siamo scesi prima a +5.243 e infine a +4.139.
Nonostante la flessione, ci troviamo comunque di fronte al saldo più alto del Veneto. Ciò significa che anche in un anno difficile Padova mantiene comunque un tessuto imprenditoriale decisamente fertile.
Le cause della frenata sono tante, dai venti di guerra alla crisi della manifattura tedesca che per questo territorio rappresentava il primo mercato estero di riferimento (ora registriamo invece il sorpasso dell’export destinato alla Francia).
La logistica è un settore in grande crescita, ma soffrono il commercio e soprattutto il comparto moda. E poi soffre l’automotive su cui ha inciso proprio il momento storico negativo della Germania.
Gli esperti di Veneto Lavoro spiegano così la situazione: «Le dinamiche di rallentamento o riduzione occupazionale che stanno caratterizzando da tempo alcuni ambiti del manifatturiero sono dovute in parte alla fisiologica normalizzazione dei ritmi di crescita particolarmente sostenuti della fase post-pandemica e in parte alla flessione dell’attività produttiva in specifici comparti. Una dinamica determinata da un contesto economico internazionale in continua evoluzione».
Il 2025 si è chiuso con un bilancio occupazionale positivo per il mercato del lavoro veneto, con 14.600 posti di lavoro dipendente in più rispetto all’anno precedente. Si tratta tuttavia di un risultato dimezzato rispetto al 2024, quando l’incremento era stato decisamente maggiore.
La riduzione delle assunzioni ha interessato soprattutto le donne (-3%). L’incidenza del part-time rimane generalmente elevata (33% del totale delle assunzioni).
Se guardiamo alle cessazioni di rapporti di lavoro notiamo che diminuiscono le dimissioni mentre aumentano i licenziamenti per motivi economici (individuali e collettivi) e i mancati rinnovi dei contratti a termine.
Conosce bene questo quadro Samuel Scavazzin, segretario generale della Cisl Padova Rovigo. «Occorre potenziare il sistema della formazione e riallinearlo con le esigenze del mercato del lavoro – riflette -. Servono politiche immediate per mobilitare i soggetti che attualmente ne sono ai margini, sia agendo sull’innalzamento e adeguamento delle loro competenze sia migliorando i meccanismi di incontro domanda-offerta. Preoccupano soprattutto i dati relativi all’occupazione femminile, che porta l’intero peso della riduzione nel volume delle assunzioni registrate nel 2025 rispetto al 2024. È interessante osservare che questo calo interessa soprattutto i contratti part-time e viene da chiedersi perché le donne siano più penalizzate e in quali settori. La risposta sta probabilmente nell’aggravarsi della polarizzazione tra lavoratori qualificati, che possono permettersi di scegliere l’azienda, e lavoratori non qualificati e lontani dal mercato o sottoccupati».
«La carenza di competenze, che è oramai il grande problema del mercato del lavoro – continua Scavazzin – spinge le aziende a modificare le politiche occupazionali, orientandole verso assunzioni stabili. E questo spiega la tenuta dei contratti a tempo indeterminato. Per questo Padova, provincia caratterizzata da un’elevata presenza di industria specializzata, ha fatto registrare la maggiore contrazione di domanda di lavoro a livello regionale. Servono politiche che incrementino i fattori di produttività, generino crescita sostenuta e ben distribuita, rilancino il welfare e le politiche sociali».
Il 2026 è cominciato con tante incertezze ma c’è una cosa che la maggior parte degli imprenditori padovani non perde mai: la fiducia.