Lavoro – in Polesine i dipendenti più anziani del Veneto
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a ricetta dei sindacati per invertire la rotta: Lavoro più ricco e di qualità.
Scavazzin (Cisl): “Serve un welfare su misura”
ROVIGO – Un esercito di 22.083 lavoratori over 50 su un totale di 64mila dipendenti privati. Il Polesine si scopre la provincia più “anziana ” del Veneto, con un’età media di 42,53 anni. I dati dell’ufficio studi della Cgia di Mestre non lasciano spazio a interpretazioni: il ricambio generazionale in provincia di Rovigo è quasi fermo, un fenomeno che minaccia la tenuta sociale ed economica del territorio.
I segretari generali provinciali dei sindacati leggono i dati con estrema preoccupazione, ponendo l’accento sulla qualità del lavoro e sulla sicurezza. “Il calo demografico e l’emigrazione dei nostri giovani verso altre province dove trovano opportunità, sono il vero problema del Polesine – spiega Pieralberto Colombo, segretario generale della Cgil Rovigo – e non dimentichiamo che rimaniamo la provincia del Veneto con l’indice di anzianità più alto. Sono tutti aspetti correlati: abbiamo 265 anziani ogni 100 giovani”. E trovare una soluzione non è affatto facile: “Serve una ricetta – dice ancora Colombo – che provi a rendere più attrattivo il nostro territorio. In particolare, per tentare non solo di frenare lo spopolamento che vede i giovani andarsene, ma anche di diventare più attrattivi rispetto ad altri territori per persone che vogliono venire ad insediarsi a Rovigo, che siano italiani o stranieri”.
Per la Cgil, “uno degli elementi prioritari è il lavoro. Ma se vogliamo trattenere i giovani dobbiamo invertire la rotta, superando un lavoro bassa qualità, anche professionale, e povero da un punto di vista contrattuale dei salari”.
Insomma, “lavoro di qualità, a patto che, appunto, quello che viene prodotto sia legato all’innovazione, allo sviluppo e non, viceversa, come è avvenuto in questi anni, soprattutto atto a tenere basso il costo del lavoro per far stare le imprese sul mercato. L’altra priorità è quella per far rimanere i nostri giovani qui: lavorare sui servizi, a partire, noi crediamo, dai servizi che favoriscano la genitorialità. Questo potrebbe davvero diventare anche un elemento di attrattività per chi viene da fuori”.
Anche il segretario della Cisl Samuel Scavazzin non sembra essere colpito dai dati della Cgia: “Questa ricerca è impietosa ma, purtroppo, molto realistica. E’ arrivato il momento di guardare avanti tutti insieme e cercare di creare un Polesine più attrattivo. Si tratta di un problema molto serio anche perché il fatto di avere lavoratori sempre più anziani, influisce negativamente anche sul maggior rischio per quanto riguarda la salute e la sicurezza. Tra le cause, ovviamente, c’è la difficoltà nel ricambio generazionale e la questione, dalla parte datoriale, di molte piccole aziende che continuano a chiudere. E’ interessante il dato emerso a Belluno dal quale potremmo prendere esempio: subito dopo il disastro della tempesta Vaia – sottolinea Scavazzin – hanno dato inizio ad una sorta di welfare-Dolomiti per cercare di dare maggiori servizi e rendere più attrattivo il territorio per superare più velocemente il disastro che si era abbattuto sull’intera zona.
Come sindacato ci avevamo provato qualche anno fa, promuovendo una sorta di welfare-Polesine relativo ai servizi, alla sanità, ai trasporti e a tutto quello che può essere utile per far rimanere i polesani e attrarre anche nuovi polesani che si possano stanziare nel territorio. E’ il momento per cercare di invertire la rotta, creando un patto importante per il Polesine, che coinvolga anche la politica”.
